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ribellamente 
A cura di Francesca Napoli
12 Ottobre / 10 Novembre 2018  6 p.m.
Spazio contemporaneo Agorà
Via XII Gennaio, 2_Palermo
https://www.galleriaagora.com/
       « Et l’art n’a rien fait sinon nous montrer le trouble
dans lequel nous sommes la plupart du temps » 

 

R. M. Rilke
Ribellamente è il titolo della nuova mostra di Flavia Bigi, concepita come un insieme di tre installazioni esposte per la prima volta a Palermo, in un dialogo poetico che interroga il dualismo delle emozioni umane.
Scritto in modo da identificare le due parole che lo compongono, il titolo della mostra prende spunto dall’origine della creatività e dalla sua necessità. L’artista spiega che ogni atto di creazione è, di fatto, un vero e proprio atto di ribellione allo status quo e all’immobilismo generato il più delle volte da convenienze e compromessi fatti con se stessi. Solo ribellandosi alla propria mente e a ogni logica socio-convenzionale l’essere può finalmente intraprendere strade diverse e agire in maniera libera.
Nei suoi lavori Bigi indaga costantemente la condizione sclerotica della società contemporanea, sempre più rigida e priva di flessibilità, nella quale il dualismo mente-corpo porta l’uomo a posizioni di tensione e desideri contrastanti. Tali considerazioni sono tradotte, in lessico visivo, nell’istallazione Freedom / Tension 2009.
Si tratta della prima opera che lo spettatore vede in prospettiva non appena oltrepassa la porta della galleria. Sospeso in un angolo, un cubo di specchi è tenuto da sei fili elastici tirati alle pareti. La polarità dell’opera si legge immediatamente dai due elementi che la compongono. Al centro, un corpo solido, dalla geometria rigida e costruita, è messo in tensione da un insieme di linee rette – poiché tirate – ma in sé infinite, flessibili e pluridirezionali come le possibilità che si presentano a noi ogni giorno. Con le sue infinite scelte e i suoi tanti possibili, la libertà attanaglia quel corpo sospeso, nel quale scopriamo riflessa la nostra immagine deambulare nello spazio dell’opera. Freedom / Tension ci appare come uno scambio di forze contrastanti, in cui, dice l’artista, “se cerchiamo il nostro riflesso nella scatola, lo specchio rifletterà la nostra duplice natura”.
Vivere significa trasformarsi in se stessi, qui e ora, poiché il destino non è altro che un vasto tessuto dove ciascun filo è posto accanto all’altro ed è sorretto da centinaia di altri, in un moto perpetuo. In Hic et Nunc 2015 (Perpetuum Mobile) l’installazione di volti sospesi è un lavoro dedicato al fisico siciliano Ettore Majorana, le cui cause della volontaria scomparsa sono ad oggi un enigma irrisolto.

 

Majorana sarebbe stato per Moravia il vero eroe del nostro tempo per aver scelto di confondersi nella normalità dell’uomo medio, rinunciando al proprio brillante destino e scegliendo di essere indistinguibile. E indistinguibili l’uno dall’altro sono i volti in vetro che costituiscono l’opera. Ciò che li distingue e li rende unici sono i pensieri, i ricordi e i sogni che compongono le loro memorie e che l’artista traduce in disegni, ovvero idee con intorno una linea, in questo caso incisa.
Nell’opera di Flavia Bigi tutto parte dal disegno, una scrittura di segni che nasce dall’esigenza interiore di esprimersi graficamente al fine di prendere possesso di una realtà che le sfugge. Questa scrittura intima, sospesa fra sogno e realtà, caratterizza il video Intimate Relationship 2013.
Nel rivisitare uno dei racconti popolari più celebri al mondo, l’artista solleva la questione dell’educazione femminile subdolamente trasmessa alle future donne fin dalla prima infanzia.
Ribellandosi al suo ruolo di vittima e creatura ingenua, la nuova Cappuccetto Rosso rompe la tradizionale versione della favola decidendo finalmente il proprio destino.
Sovvertendo l’immagine di Cappuccetto Rosso fino a renderne visibile la soggettività doppia, Bigi interroga la continuità e il cambiamento nei ruoli e nelle relazioni intime, in un film che restituisce tutta la sua complessità alla relazione amorosa.
Nell’era della massima emancipazione femminile è veramente possibile optare per comportamenti individuali, slegati dai dettami sociali e dalle regole imposte, e essere artefici del proprio ruolo? Da vittima a carnefice del proprio desiderio il passaggio è corto.
Se mi chiedessero di riassumere il lavoro di Flavia Bigi con due soli aggettivi, risponderei: sottile e silenzioso.

 

Sottile nel senso di fragile, leggero, delicato ma allo stesso tempo acuto e penetrante, come il lavoro di una mente sempre attenta al condizionamento morale e comportamentale esercitato dalla società sull’individuo.
Silenzioso, perché sono opere che contengono lunghe riflessioni e portano con sé quel bisogno di silenzio che permette di ascoltare il tempo e leggere le immagini.
E’ questo il taglio che si è voluto dare alla mostra, ricordando allo spettatore quanto citato in apertura, ovvero che l’arte non fa altro che metterci di fronte alla confusione nella quale avanziamo la maggior parte del tempo.
Francesca Napoli